giovedì 29 novembre 2012

Cammino francese 22a tappa Tricastela-Sarria

Tricastela-Sarria 29-11-12

Evito di mangiare la colazione al bar per non incappare in eventuali errori, mi accontento di tre banane "inzuppate" nella nutella fatta sciogliere preventivamente sul termosifone.
Oggi non ho troppa voglia di alzarmi, finalmente un bell'albergue, caldo ed accogliente e tirarmi su dal letto pesa molto, ma lo faccio, oggi mi aspetta il tratto che considero il più bello del francese: la discesa verso Sarria.





Discesa che inizia con la salita a Sanxil.
Non piove, non nevica, il cielo è parzialmente sereno e nonostante la temperatura sia bassa, il salire, anche se non rapidamente, fa sudare molto.
Giunto sul punto più alto la strada spiana e comincio a camminare accompagnato dalla nebbia che mi accompagnerà sino a Furela, 8 km da Sarria.
Quando il cammino si inoltra nel bosco ho netta l'impressione di entrare in una favola.
La nebbia distroce le immagini e a momenti rende gli alberi persone che attorno a me si muovono.
Come sempre non appena ne ho la possibilità cerco degli scatti fotografici diversi dal solito.
Un pettirosso, un poco più coraggioso di altri uccelli, si posa su un ramo a circa un metro da me. Come Del Piero inizio a parlargli, mentre estraggo la macchina fotografica e l'impressione è che mi stia ad ascoltare, pare quasi che mi voglia accontentare mettendosi nelle pose che gli chiedo.
Dopo questa parentesi proseguo lungo il sentiero che porta al primo paese che incontro scendendo Furuela, qui mi fermo per un te e scrivere qualche cosa.








Riparto e qualche cosa mi prende lo stomaco, me lo stringe me lo contorce, non è il te e nemmeno il dolce che ho mangiato, mi sto avvicinando a quello che per me è il punto più alto dei miei cammini.
C'ho pensato molto in questi giorni e l'euforia che mi ha preso non dipende dalla neve, dal fatto che ho camminato tappe lunghe o altro simile.
La risposta a questa mia frenesia sta in quel piccolo boschetto, stretto nel tornante che fa la strada statale poco sotto ad un'ermita.
Più ci penso e più mi chiedo come non ho fatto a non pensarci prima, avevo le foto fatte tre anni fa e sempre quando le guardavo mi prendeva una forte emozione: perché non ci ho pensato prima?








 Lo scorso inverno, quando ho percorso il tratto da Sarria al Cebreiro ero terribilmente arrabbiato con chi aveva falsificato la mappa deviandomi verso Samos, ora ne capisco il perché.
Mi ha deviato da un punto cruciale, mi ha portato fuori da quello che era il mio vero obiettivo.
Mentre mi muovo nella direzione di quel meraviglioso gruppo di alberi, l'emozione sale ad ogni passo, mi prende un groppo alla gola, sarà pure suggestione ma a me la cosa piace e vado avanti cercando di ricordare il percorso.
Il cammino si incrocia con la strada, questo ricordo, passo la strada ed è qui che dovrei vedere quanto mi attira... ma il ricordo non è preciso e mancano alcune centinaia di metri.
Finalmente all'uscita da una piccola macchia di vegetazione ecco la strada, l'attraverso e davanti ai miei occhi si para il motivo per quale ora sono qui!




Sono degli alberi in mezzo ai quali passa il cammino, ma non sono semplici alberi, sono molto di più per me.
Mi fermo e comincio a guardarli attentamente, faccio delle foto... forse non dovrei.
Sono solo una trentina di metri di sentiero ma nel percorrerli provo delle intense emozioni, ho l'impressione di trovarmi a casa, tra fratelli e vecchi amici, cammino lentamente, li tocco tutti quanti ed è netta la sensazione che qualche cosa, al loro tocco, mi venga passata.
Non per tutti la cosa è la stessa, ce n'è uno in particolare che mi pare quasi caldo al tocco, mi soffermo e lo accarezzo.
Poi vado avanti verso quello che più mi attira, è li disteso di traverso rispetto al sentiero, pare agonizzante, pare un animale ferito che sta morendo, così deve essere, tra tutti è quello che non emana alcuna forza, mi pare quasi che sia arrabbiato con me.




Provo a toccare gli altri attorno e le sensazioni sono le stesse che con i primi.
Ho attraversato questi pochi metri, quanto tempo sia passato, un minuto, un'ora, non lo so, so solo che sto terribilmente bene, come poche volte nella mia vita mi sono sentito.
Questo piccolo tratto di sentiero è come una porta su qualche dimensione diversa
Sono carico ed il mio passo, rallentatosi automaticamente, mi fa capire che il mio "cammino" finisce qui, ho trovato la mia "Santiago".
Non ho più bisogno di arrivare da alcuna parte, non ho fretta e soprattutto non trovo obiettivi da "colpire".



La mia andatura è così blanda che arrivo a Sarria alle 13 passate, 4 km in 2 ore circa, e sto bene, il resto non conta!
Mi fermo in città, per oggi non vado oltre.
Continuerò sicuramente a camminare ma non sarà certo la stessa cosa.
Domani si vedrà!